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Belt and Road Initiative (BRI) - Nuova Via della Seta

  • Immagine del redattore: ISN LAB
    ISN LAB
  • 14 nov
  • Tempo di lettura: 2 min
Ciclo di approfondimenti culturali in vista del Convegno del 25 novembre 2025 "Negoziare con i Mercati Asiatici"
Ciclo di approfondimenti culturali in vista del Convegno del 25 novembre 2025 "Negoziare con i Mercati Asiatici"

In un contesto globale in cui gli equilibri economici e politici cambiano rapidamente, la capacità di negoziare è strettamente legata alla conoscenza delle logiche geopolitiche che li influenzano. La Belt and Road Initiative, attraverso cui la Cina continua ad estendere la propria influenza geoeconomica, è un chiaro esempio di come questi equilibri vengano continuamente riscritti, rendendo indispensabile comprenderne l’evoluzione per orientarsi nel nuovo ordine internazionale.


La Belt and Road Initiative (BRI), o Nuova Via della Seta, annunciata da Xi Jinping nel 2013, è un pilastro della politica estera cinese che rimodella i legami economici e politici tra i Paesi. Il progetto, in cinese Yīdài yīlù 一带一路 “una cintura, una via”, coinvolge circa 150 Paesi, che rappresentano il 75% delle risorse energetiche mondiali e il 55% del PIL globale e include sei corridoi terrestri, una via marittima e una rotta polare. 


Concepita dalla politica del “Go West” degli anni 2000 volta a sviluppare le province occidentali della Cina collegandole all’Asia centrale, la BRI prevede una serie di infrastrutture per favorire il commercio. Oggi, però, risponde soprattutto a ragioni geopolitiche e di sicurezza energetica, estendendosi a progetti digitali e energetici. La Cina è tra i maggiori consumatori di energia al mondo, ma importa oltre il 70% del petrolio e il 40% del gas naturale. Le motivazioni del progetto sono quindi sia economiche: diversificare gli acquirenti, assorbire la overcapicity industriale e internazionalizzare lo yuan; sia strategiche, ad esempio come reazione al Partenariato Trans-Pacifico (TPP) promosso dagli Stati Uniti nel 2009, per salvaguardare la propria sicurezza e il proprio approvvigionamento energetico.


Dopo il rallentamento causato dal Covid-19, la BRI ha registrato nel 2024 e nel 2025 livelli di investimento tra i più alti di sempre, pur affrontando sfide come l’aumento del debito dei Paesi partecipanti e la competizione con iniziative alternative come il Partnership for Global Infrastructure and Investment (PGII) del G7 e il Global Gateway dell’UE.


In questa cornice si inseriscono i rapporti tra Italia e Cina. L’Italia, unico Paese del G7 a firmare nel 2019 un Memorandum d’intesa sulla BRI, ha deciso nel 2023 di non rinnovarlo, ritenendo i benefici economici inferiori alle attese e volendo evitare tensioni con gli alleati occidentali. Come sottolinea l’ISPI, l’uscita non ha però provocato una rottura: i rapporti bilaterali restano stabili. La visita della premier Giorgia Meloni a Pechino nel 2024 ha confermato la volontà di rafforzare la cooperazione economica, puntando su settori come le energie rinnovabili e la mobilità elettrica. La Cina rimane dunque un partner economico fondamentale per l’Italia e mantenere relazioni bilaterali solide è cruciale per la crescita di entrambi i Paesi.


Parleremo proprio di questi snodi culturali al workshop “Negoziare con i Mercati Asiatici” del 25 novembre 2025


Iscriviti ora – posti limitati, riservati ai professionisti della negoziazione e della leadership.


 

 

(Testo a cura di Martina Petrarca, con la supervisione di Flavia Milesi)

 

 
 
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